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Pubblicato da Costanza 13. gennaio 2012 0 commento

Sembra una storia di un racconto perso nella notte dei tempi e invece è la storia che ha portato alla costruzione della più imponente struttura dell’India: il Taj Mahal, la Corona del Palazzo. Questo splendido edificio è un mausoleo, voluto dall’imperatore Shah Jahan, quinto della dinastia Moghul per onorare la moglie defunta.

© TMAX - Fotolia

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Mumtaz Mahal la “preferita del Palazzo”, il cui vero nome era Arjuman Benu Begum, fu una principessa persiana che il sovrano sposò come seconda moglie, diventando in breve tempo la sposa ufficiale. Il legame tra i due coniugi doveva essere molto intenso e caratterizzato da complicità e stima reciproca, tanto che la sposa seguiva il sovrano in tutti i suoi spostamenti, perfino nelle missioni di guerra. La principessa ebbe un notevole influsso anche sulle scelte politiche del sovrano, essendo il di lei padre primo ministro, in una sinergia unica per il tempo tra vita privata e pubblica.

All’età di 39 anni, dando alla luce il 13 figlio Mumtaz Mahal morì dissanguata. Il sovrano stremato dal dolore impose un lutto nazionale lungo 3 mesi e prestando fede alla promessa fattale in punto di morte, di non risposarsi mai più e di erigere in suo onore un grandissimo mausoleo, iniziò i lavori. 20.000 persone lavorarono a quest’opera eccezionale, dodicimila tonnellate di marmo e pietre per un edificio, la cui costruzione durò fino al 1653.

Nonostante l’amore con il quale il sovrano aveva progettato la costruzione del mausoleo, i cui lavori vennero da lui personalmente seguiti, essendo un grande conoscitore di arte e architettura, la sua realizzazione purtroppo non gli restituì la pace perduta. Gravemente malato, venne deposto dal figlio Aurangzeb e imprigionato fino alla morte.

In seguito il corpo di Shah Jahan venne deposto in un sarcofago accanto a quello della moglie, nonostante lo stesso sovrano avesse dato in vita disposizioni diverse. Egli voleva infatti che venisse costruito un altro mausoleo per lui, lasciando il Taj solamente all’amata consorte. Il figlio non iniziò mai la costruzione del mausoleo per il padre e oggi altri membri della famiglia sono custoditi all’interno del Taj, tradendo il desiderio di un marito innamorato che nella perdita della moglie aveva perso anche se stesso.